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SUL CAMPO D’UNA GUERRA QUALUNQUE

8/13/2014

1 Comment

 
Immagine
L’odore della terra si mescolava con l’aspro odore della polvere da sparo, amalgamandosi all’acido dei sudori.
Quante fronti grondavano? Quante mani scivolavano inconsapevoli sul freddo metallo d’un arma?
Il sapore dolciastro del sangue saliva alle narici e diveniva presto odore di putrido.
I boati assordanti s’impadronivano dell’aria.
Il sibilo dei proiettili era rete di traiettorie attorno, e attraverso, quei corpi rabbiosi, deliranti, implacabili che, da ogni dove, sbucava imbracciando un arma blaterante.
Corpi forse già morti prima ancora che i loro cuori cessassero di battere.
Carne da macello, animali sacrificabili; cibo di bocche bramose di quale gloria?
Due uomini si trovano l’uno di fronte all’altro, guardandosi dritto in occhi iniettati di sgomento.
Un improvvisa quiete scende pesante, come il tendone d’un palcoscenico. Inquietante, irreale.
Strie di fumo di addensano statiche nell’aria e tra loro.
Nulla più si muove, nulla più si ode nel vento; non un grido, non un lamento.
Attorno ai due, ogni altro uomo è come un fotogramma congelato in quell’eterno istante: sospesi, immobili. Persino le pallottole sono ferme, e sospese a mezz’aria, sulla linea di tiro.
Si guardano attorno e ancora negli occhi, poi il primo rompe quel silenzio surreale:

«Perché mi hai ucciso, cosa ti ho fatto?»
“Nulla, neppure ti conosco; ma se non lo facevo io, lo avresti fatto tu”

replicò l’uomo che gli stava di fronte e che ancora impugnava un fucile fumante.

« Hai ragione: anch’io miravo al tuo cuore» replicò il primo indicando la parte sinistra dell’uomo e guardando, subito dopo, il suo fucile esamine di colpi, disteso ai suoi piedi.
 “Ma dimmi: perché stavamo combattendo? Tu lo ricordi? Io l’ho scordato” gli chiese l’uomo toccandosi la fronte gelida di ricordi e di verità."

« No. Neppure io ricordo le ragioni, so solo che qualcuno l’ha ordinato» fu la risposta.
“Ma chi lo ha ordinato e perché? Non riesco a ricordare o, forse, non c’è nulla da ricordare. Solo non l’ho mai saputo. Tu ci capisci qualcosa? È tutto così assurdo, incomprensibile!” continuò l’uomo.
«Non c’è nulla da capire, solo obbedire; questo mi hanno detto, questa è la risposta ai perché che spuntarono fuori come germogli per essere subito recisi e questo io ho fatto»

rispose il primo, sicuro, oramai, solo di ciò che non conosceva.

“Ed io ho obbedito e ho sparato; tu hai obbedito e sei morto: come loro ci hanno imposto, come hanno stabilito. Loro, burattinai dei nostri deboli fili. Ma loro, chi? Ora neppure questo ricordo, né m’importa ricordare. Forse non è importante ricordarli; forse non sono importanti, non lo sono mai stati… non quanto tutti noi!"

"So solo che il gelo mi colpì alle spalle. Neppure lo vidi chi poi mi trafisse col suo piombo vile; nei miei occhi rimase impressa solo l’immagine del tuo ultimo rantolo. Poi… vidi solo la mia vita scorrere in un attimo; un susseguirsi d’immagini mute, veloci… tanto veloci che non ebbi né tempo per pentirmi, né per pregare, né per rincuorarmi delle gioie vissute e, dopo ancora, solo il buio. Ora mi ritrovo in piedi, qui dinanzi a te, specchio della mia dannazione! ”
replicò il primo quasi strappandosi i capelli, alla ricerca, forse, di un dolore che gli donasse l’illusione che fosse solo un sogno, un brutto sogno e che in realtà fosse ancora vivo, magari tramortito, ferito, ma vivo.

«Non ti odio e forse, in realtà, non ti ho mai odiato, eppure… ero convinto di volerti morto, che mi volessi morto, che mi odiassi e ti ho odiato!» disse il primo, guardando l’uomo negli occhi e ritrovando se stesso, e la sua pena, in essi.

“Si… lo so… ora, però, è tardi… troppo tardi… non è più tempo di pace per noi!”  
fu la rassegnata risposta.

«Ma loro possono ancora fermarsi… i nostri compagni… possono ancora fermarsi, per loro può essere ancora tempo di pace. Bisogna dirgli la verità. Dobbiamo gridare, farci sentire!» replicò, il primo, con il fervore di chi vuole assolutamente fare qualcosa.
Urlare la verità, mostrarla chiara agli occhi di tutti, come chiara è ora ai suoi occhi.
Ma con quale voce, quali grida? Non può. Nessuno dei due può più nulla.
Gli altri dovranno vedere da soli la verità, lì dove stanno guardando: gli uni negli sguardi degli altri, senza bandiere, senza barriere.
Ma… lo faranno?
Intanto loro due lo stanno gridando:

“GUARDATEVI NEGLI OCCHI E VEDETE, PRIMA CHE VI DIVORI LA MORTE SUL CAMPO D’UNA GUERRA QUALUNQUE”


Rita Veloce

1 Comment
pasqualini silvia
8/15/2014 02:23:24

È stupendo questo racconto complimenti carissima!💜

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