DELIRI PROGRESSIVI
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THE CHRIS ZEK BAND: “AGARTHI”. LA RECENSIONE DI DELIRI PROGRESSIVI

1/19/2025

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Foto
Arriva da Verona questa band che prende il nome dal suo leader il chitarrista Christian Zecchini e ci regala veramente un ottimo sound.

Un ottimo southern americano decisamente influenzato dal blue’s elettrico, direi proprio una bella miscela.
Sette canzoni di cui tra queste la title track che è strumentale.
Andiamo a presentarvelo:
“Feel like Mississippi”: Gran pezzo decisamente southern dove ci immergiamo completamente negli anni 70 con la sorpresa di trovare anche il moog. Ottimo inizio!

“Peacemaker”: ascoltandola sembra di vedere Neil Young sul palco, naturalmente quello elettrico.
Da sottolineare una bellissima chitarra e aggiungo un’altra canzone decisamente in.
“Agarthi”: Siamo alla title track strumentale, e direi un grande Wow!!!! È come se Santana avesse preso in mano la chitarra spacciandosi per Christian Zecchin. Un rock latino decisamente degno di nota.
“Baby blue”: ti porta al sogno, alla Route 66, dove vorresti avere una cabriolet e farti avvolgere dalla strada e lì sognare, perché puoi fare solo quella. Bella e d’atmosfera.
“Way back home”: Si rialza il livello e la chitarra la fa da padrona, siamo di nuovo in viaggio per la Route ma abbiamo dato gas. Bel brano decisamente settantiano e un piano bello che mi riporta a Keith Emerson e la sua “Honky tonky train blue’s. Devo dire che questo album è una gradita sorpresa.
“Dancing with the fire”: beh il genere è questo e non si discosta giustamente. Southern bello, elegante, cadenzato che si lascia ascoltare molto volentieri, come del resto tutto l’album.
“Whispering blues”: ecco questo è quel blue’s... il mio blue’s, quello che ascolti una sera d’estate sotto le stelle con una birra in mano e voglia di non fare assolutamente niente. Finale migliore per me questo disco non poteva averlo.

Come spesso accade per fortuna i dischi che ci manda A-Z Blues sono sempre degli ottimi dischi.
The Chris Zek band colpisce perché non penseresti mai che si tratta di una band italiana, invece la sorpresa è enorme.
C’è del vero blue’s in questi ragazzi di Verona e la cosa fa immensamente piacere.
Gran bel disco. 

Roberto Bruno


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